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Progetti Gestionali
Progetto per Comunità Terapeutica destinata all’ accoglienza e cura nel trattamento di pazienti psichiatrici
La Comunità Tiziano è una Struttura Residenziale, frutto di un progetto sperimentale che nasce nel 2002 presso la Struttura Michelangelo di Aulla, ad alto livello di protezione ed è quindi rivolta a pazienti con scarse o assenti capacità di autonomia. E’ gestita da personale appartenente a più profili professionali, dipendente dalla Azienda USL o convenzionato, che garantisce la sua presenza per l’arco intero delle 24 ore. Il numero di posti letto è fissato in un numero massimo di 20 ed il tempo di degenza è potenzialmente illimitato. La Struttura fa parte a pieno titolo della rete di risorse sanitarie della Azienda USL 1 Massa Carrara e dipende funzionalmente dalla Direzione Sanitaria di detta USL. La Comunità Tiziano offre interventi riabilitativi personalizzati articolati su più piani: •Interventi rispetto alle abilità di base, interpersonali e sociali: sono attività che hanno prioritariamente la finalità di incrementare il livello di autonomia dei pazienti e di migliorare la loro capacità di fare fronte a disabilità e svantaggio sociale. Sono finalizzate a rendere il paziente il più possibile autonomo nelle principali abilità relative alla cura del sé (lavarsi, vestirsi, alimentarsi in modo adeguato, etc.), nelle abilità strumentali (usare i mezzi pubblici, fare la spesa, usare il denaro, inserirsi in attività ricreative, etc.) e nelle relazioni interpersonali. •Interventi di risocializzazione: hanno lo scopo di consentire al paziente di frequentare ambienti e persone al di fuori del contesto familiare e di migliorare le loro capacità di socializzazione mediante attività ricreative o finalizzate. Possono essere svolte sia all’interno della struttura che all’esterno con il coinvolgimento del paziente in iniziative sociali ed in attività ricreative sul territorio. Includono attività individuali rivolte al singolo paziente (uscite, cinema, ristorante, mostre, etc.) o al gruppo (gruppi di risocializzazione, discussione e lettura, gruppi di incontro su specifici argomenti, gruppi finalizzati all’ascolto di musica o alla visione di film, gruppi cucina, etc.). Possono essere coinvolti i familiari del paziente o altre figure significative a lui vicine. •Interventi di tipo espressivo: includono attività quali disegno, pittura, fotografia, drammatizzazione, etc. •Interventi di tipo pratico manuale: includono la lavorazione del legno, il cucito, il giardinaggio, etc. •Interventi di tipo motorio: includono attività di ginnastica, integrazione psicomotoria, rilassamento, etc. •Interventi di addestramento e formazione al lavoro: sono finalizzati alla formazione dei pazienti in alcune aree lavorative e all’inserimento di questi in impieghi protetti. Includono attività di formazione, tirocinio ed inserimento lavorativo svolte sia in contesti lavorativo normali che in attività lavorative protette. Il modello teorico di riferimento è quello cognitivo-comportamentale, sia nell’aspetto di Social Skill Training (Liberman, Anthony, Farkas, etc.) che nell’aspetto psicoeducativo -psicoterapeutico (Beck, Falloon, Fowler, Andrews, ecc.)
Percorso sperimentale di stimolazione psico – motorio – sensoriale in Nucleo Alzheimer rivolto a pazienti con gravi disturbi cognitivi e comportamentali
Questo importante Progetto nasce, nel marzo 2006, nel Nucleo Speciale Demenze del Pensionato San Giuseppe di Quattro Castella, come un continuum sperimentale di un’attività psicomotoria rivolta a pz. con lieve grado di compromissione cognitiva svolta presso la RSA Papa Giovanni XXIII di Albinea. Questa prima fase di attività (della durata di oltre un anno) svolta nella RSA di Albinea aveva mostrato: 1.Sensibile gradimento da parte dei pz. alla proposta di ginnastica dolce di gruppo, attenta anche ad aspetti relazionali e di benessere generale. 2.Miglioramenti su aspetti quali la socialità, la cooperazione e comportamenti di mutuo aiuto. 3.Buona integrazione con le attività fisioterapiche. Forti di questa esperienza si è provato ad esportare la sperimentazione nel NSD, rivolgendola a pazienti con gravi disturbi del comportamento e deterioramento cognitivo di grado moderato – severo. La continuità delle due esperienze è stata garantita dalla conduzione della attività affidata alla Ed. Prof. M. Pia Baroni in entrambe le strutture e dalla Supervisione continua da parte del Dr. Piero Bonati, responsabile di tutti e due i progetti. •Si è definito un setting aperto al turn – over dei pz. e degli operatori, nonché alle figure affettivamente significative per i pz.presenti in struttura (familiari in visita, badanti, tirocinanti): incontri a cadenza bisettimanale dlla durata di un’ora e trenta minuti di attività (di gruppo e individualizzata) più 30 minuti di stesura del protocollo. •L’attività si struttura come una stimolazione generalizzata e a – specifica nel senso che utilizza più tecniche e ricchezza di materiali, svincolata da modelli monotematici specifici. (ad es.: interventi francamente musicoterapici, giustapposti ad altri di orientamento nella realtà R.O.T., ad altri ancora di terapia occupazionale; nel nostro caso tutte queste tecniche vengono mixate e dosate in modo “utile” alle esigenze – bisogni dei pazienti). •Si lavora su tutte le aree esperienziali – percettive dei pazienti: emotiva, cognitiva, funzionale. •Si tratta di un’attività il più possibile ecologica, che parte dalle proposte input dei pazienti, che vengono di volta in volta colte dal conduttore per essere utilizzate come un canale comunicativo e di rinforzo di funzioni e abilità. Questo tipo di approccio chiama in causa metodologie di lavoro “aperte” e flessibili, di osservazione e ridefinizione continua degli obiettivi, un lavoro di work – in – progress possibile solo attraverso una costante supervisione e discussione in equipe del lavoro svolto. Nello specifico il conduttore entra in gruppo con uno stato d’animo aperto a tutto ciò che può trovare. Si tratta quindi di un lavoro di riflessione sull’esperienza, sul lavoro svolto e non di una programmazione a priori dell’attività. Questo vale anche per la collaborazione con lo staff della struttura, con grande attenzione ad accogliere e valorizzare le proposte dei colleghi. •Si lavora essenzialmente sulle capacità residue del paziente, cercando di mantenere e rinforzare: 1.Tutte le abilità logico deduttive, di orientamento spazio temporale, attentive, linguistiche, motorie, di piacere e benessere psico – fisico, di riconoscimento dello schema corporeo. 2.Le facoltà comunicative e cooperative, in grado di creare maggiori sentimenti di mutuo–aiuto e cooperazione fra pazienti. 3.Contenere negatività e contrapposizioni tra i membri del gruppo. Conseguentemente all’attivazione delle prime due e all’inibizione della terza delle suddette funzioni ci si pone l’obiettivo di contenere e ridurre i disturbi del comportamento.