
Immaginate di ricevere una telefonata inaspettata: dall’altra parte della cornetta una voce affannata, autoritaria, che dice di essere un maresciallo dei Carabinieri. Vostro figlio ha avuto un incidente. È in stato di fermo. Servono subito dei soldi per sistemare la situazione. È urgente. È reale. O almeno, così sembra.
Ogni giorno, in Italia, centinaia di anziani ricevono telefonate come questa. Alcuni si insospettiscono e riattaccano. Altri, travolti dall’ansia e dal senso di responsabilità, cadono nella trappola. E quando si rendono conto di essere stati ingannati, il danno non è solo economico: la ferita emotiva, la vergogna e il senso di smarrimento restano anche dopo l’intervento delle forze dell’ordine.
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Truffe agli anziani: un fenomeno in espansione
Secondo quanto emerge dal 37° Rapporto Italia di Eurispes (2025), il 7,3% degli over 64 ha dichiarato di essere stato vittima di una truffa. Il dato è particolarmente preoccupante nelle regioni settentrionali, dove la percentuale sale al 9,9% nel Nord-Ovest e all’8,5% nel Nord-Est. Le regioni del Centro registrano il 7,5%, mentre al Sud e nelle Isole la media scende rispettivamente al 5,6% e al 4,1%; ma gli esperti sanno bene che molte vittime non denunciano per imbarazzo o paura.
Ecco perché è fondamentale non solo parlarne, ma farlo con parole semplici, raccontando cosa succede davvero e come possiamo difendere i nostri cari.
Storie e raggiri: come agiscono i truffatori
Tra le truffe più frequenti ci sono quelle del “finto carabiniere” o del “nipote in difficoltà”. Il copione è sempre simile: una telefonata concitata, una voce allarmata che racconta di un incidente, di un arresto, di una situazione urgente che richiede soldi, subito. A volte a chiamare è una donna che si finge un’operatrice, a volte un uomo che si presenta come un ufficiale. L’obiettivo è sempre lo stesso: spaventare, confondere, ottenere denaro.
In altri casi, il raggiro avviene alla porta di casa. Tecnici falsi di luce e gas, della banca o delle poste, che entrano con la scusa di un controllo e se ne vanno con un bottino nascosto sotto la giacca. Oppure arriva un pacco misterioso: “Suo nipote l’ha ordinato, servono solo 200 euro per la consegna”. E la trappola scatta.
Nel 2025, a Brindisi, un’anziana signora ha consegnato quasi 3.000 euro in contanti e gioielli a un finto avvocato. A Bagni di Lucca, due truffatori sono arrivati a tentare un bonifico da 12.000 euro. E in Alto Adige, solo l’intervento tempestivo dei Carabinieri ha impedito che tre anziani cadessero nella trappola.
Truffe digitali e Intelligenza Artificiale: il volto nuovo dell’inganno
Negli ultimi mesi, anche le truffe agli anziani stanno evolvendo grazie – o meglio, a causa – delle nuove tecnologie. I truffatori imparano a usare strumenti sofisticati, come l’intelligenza artificiale, per rendere i loro raggiri ancora più convincenti e difficili da smascherare.
Uno degli sviluppi più inquietanti riguarda le voci sintetiche create con l’Intelligenza Artificiale. In questi casi, gli anziani ricevono telefonate in cui una voce identica a quella di un familiare chiede aiuto per un’emergenza improvvisa. Non è una semplice imitazione: è una voce clonata, generata da un algoritmo dopo aver “ascoltato” pochi secondi di audio originale, magari recuperato da un messaggio vocale o da un video pubblico sui social.
Un altro fronte pericoloso è quello dei messaggi truffaldini via WhatsApp, SMS o email, in cui i malintenzionati si spacciano per banche, INPS, Poste o fornitori di energia. Spingono le vittime a cliccare su link che portano a siti falsi, creati ad arte per rubare dati personali o bancari. A gennaio 2025, la Polizia Postale ha denunciato una banda che, attraverso finti messaggi da parte della banca, aveva svuotato i conti di almeno 15 anziani in Toscana, per un totale di oltre 90.000 euro.
Anche i “romance scam” – le truffe sentimentali online – sono in aumento tra gli over 65. Un caso recente “made in Umbria” dimostra quanto siano spietati i truffatori digitali: una donna ultrasessantenne, contattata via social da una finta conoscenza che esprimeva amore, è stata indotta a versare ripetute somme su carte prepagate per un totale di circa 25.000 €.
Questi episodi dimostrano che la tecnologia, se usata senza consapevolezza, può trasformarsi in una minaccia concreta, soprattutto per chi non ha dimestichezza con gli strumenti digitali. Per questo è fondamentale promuovere una cultura digitale inclusiva, che insegni anche agli anziani – e ai loro familiari – a riconoscere i segnali d’allarme e a difendersi in modo efficace.
Ma la tecnologia non è solo un rischio: può essere anche una risorsa fondamentale per la prevenzione.
Ne è un esempio l’iniziativa sperimentata in Gran Bretagna, dove è stata creata una vera e propria “nonnina digitale”: si chiama Daisy, un’intelligenza artificiale addestrata per rispondere alle telefonate dei truffatori come farebbe un’anziana signora, ma intrappolandoli in interminabili racconti sul suo gatto o descrivendo le sue ricette preferite. Uno strumento che ha l’obiettivo di far perdere tempo ai malintenzionati e limitare il numero di truffe portate a termine. Il sistema funziona talmente bene da essere già stato impiegato in migliaia di telefonate-trappola, contribuendo a smascherare decine di tentativi di raggiro.
Difendersi è possibile: informazione e vicinanza
Non tutto è perduto. Anzi, la prima e più efficace forma di difesa è la consapevolezza. Spiegare agli anziani che le forze dell’ordine non chiedono soldi per telefono, che nessun ente serio manda tecnici senza preavviso, che non bisogna mai comunicare dati personali o bancari a sconosciuti, è già un passo enorme.
Ma c’è di più: serve una rete di vicinanza. Parlate con i vostri genitori, con i nonni, con i vicini anziani. Fate in modo che sappiano che possono chiamarvi in caso di dubbio. Impostate insieme la lista dei numeri di emergenza, magari attivate funzioni di blocco chiamate sospette. E quando possibile, partecipate alle iniziative pubbliche organizzate dalle Prefetture o dalle associazioni del territorio, sempre più attive nel sensibilizzare la popolazione.
In caso di dubbi o sospetti, è sempre bene rivolgersi alle Forze dell’Ordine: una telefonata al 112 può evitare danni e garantire un intervento tempestivo. Anche un solo gesto di prudenza può salvare una persona da una truffa.
In certi casi, soprattutto in presenza di decadimento cognitivo o fragilità psicologica, può essere utile valutare anche strumenti più strutturati, come l’amministrazione di sostegno o, l’inserimento in Residenze sanitarie assistenziali. Non si tratta di privare qualcuno della propria libertà, ma di garantire loro supporto e sicurezza.
RSA, Centri Diurni e tutela: un presidio contro la solitudine e l’inganno
Nel nostro lavoro quotidiano nelle Residenze Sanitarie Assistenziali e nei Centri Diurni per anziani, affrontiamo ogni giorno le conseguenze della solitudine. Perché è proprio lì che attecchiscono queste truffe: dove manca una rete, dove c’è isolamento, dove una telefonata può sembrare l’unico contatto umano della giornata. In una RSA o in un Centro Diurno, invece, l’anziano non è mai solo. C’è sempre qualcuno con cui parlare, confrontarsi, ricevere supporto e orientamento. Gli operatori sono formati per riconoscere segnali di allarme e intervenire in caso di situazioni sospette, tutelando la persona da possibili raggiri.
Per molte famiglie, queste strutture rappresentano una risposta concreta non solo ai bisogni assistenziali, ma anche alla necessità di offrire ai propri cari un ambiente protetto, stimolante e attento. I Centri Diurni, in particolare, offrono un’alternativa flessibile alla residenzialità, permettendo all’anziano di mantenere le proprie abitudini familiari durante la sera e la notte, ma vivendo le giornate in un contesto ricco di relazioni, attività e assistenza.
Se anche tu vuoi saperne di più sui nostri servizi e scoprire come possiamo aiutarti a tutelare chi ami, compila il form a fondo pagina. Saremo felici di ascoltarti e darti tutte le informazioni di cui hai bisogno.

