Aggressività nell’anziano: come vivere questa condizione da Caregiver?


Aggressività nell’anziano: come vivere questa condizione da Caregiver?

Aggressività nell’anziano: come vivere questa condizione da Caregiver?

Come gestire particolari situazioni nei momenti difficili

16 Settembre 2019

PUBBLICATO DA Redazione

La quotidianità con un caro, specie se anziano, può essere contraddistinta da tante sensazioni e tanti momenti differenti: dalla dolcezza, alla preoccupazione, alla rabbiaSpesso, questa altalena di sentimenti è guidata da patologie e condizioni di fragilità che portano l’anziano ad assumere comportamenti, per il caregiver, a volte difficilmente comprensibili.

In particolar modo, nei casi di Alzheimer o di demenza senile, l’aggressività nell’anziano è più spiccata, più frequente, in diversi momenti della giornata. In questo articolo, vedremo quindi come gestire le situazioni complesse per ritrovare una quotidianità più serena, non solo per i nostri cari, ma anche per chi ogni giorno li assiste.

Perché gli anziani diventano aggressivi?

Quante volte succede che un genitore anziano accusi un familiare di nascondere o prendere le sue cose? Non solo: quante volte, nei casi di demenza negli anziani e di Alzheimer, si susseguono frequenti stati di agitazione? 

Questo succede perché i malati si sentono spesso confusi, disorientati; nei casi più acuti possono perdere completamente la cognizione dello spazio in cui si trovano e, addirittura, possono essere interessati da stati di allucinazione.

Di conseguenza, è semplice comprendere come l’aggressività non sia una volontaria ricerca di scontro con il caregiver, ma una risposta fisiologica, di difesa, dettata da una condizione di sensibilità alterata. Ed ecco perché cercare di aiutare i propri cari in queste situazioni è fondamentale, così come è fondamentale lavorare anche sui propri sentimenti, cercando di mantenere lucidità e obiettività.

 

Per comprendere meglio come gestire queste situazioni, abbiamo raccolto alcuni consigli forniti dalla Federazione Italiana Alzheimer, riportati nella seconda parte del nostro articolo.

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