Caregiver familiari: in Italia sono più di 3 milioni


Caregiver familiari: in Italia sono più di 3 milioni

Caregiver familiari: in Italia sono più di 3 milioni

15 Maggio 2018

PUBBLICATO DA Redazione

Quando un genitore diventa anziano, o quando un figlio ha una disabilità, ecco che la relazione d’affetto che intercorre diventa, sempre più spesso, anche una relazione di cura: questo fenomeno ha un nome e una portata precisi, soprattutto in un paese come l’Italia.

Caregiver familiare: cosa si intende?

Con il termine caregiver ci riferiamo a colui che ha una relazione di cura, guidata dall’affetto e dal legame di parentela, verso un familiare. Si tratta di un’attività particolarmente intensa, soprattutto sul piano fisico ed emotivo, che porta a un pesante impatto sulla sua vita quotidiana di queste persone, sul loro progetto di vita, e sulla loro salute.

I caregiver familiari in Italia sono 3 milioni

L’Istituto Nazionale di Statistica calcola che in Italia i familiari che si prendono cura di adulti anziani, figli, di coniugi o conviventi malati, o disabili, siano 3.329.000. L’indagine “Passi d’Argento” svela invece che ad aiutare gli anziani nelle loro funzioni di vita quotidiana, come mangiare, lavarsi, vestirsi sono, nel 54% dei casi, i loro familiari. Il 43% riceve cure da una persona esterna al nucleo familiare, a pagamento, mentre solo il 3% da personale dei servizi pubblici.

La quotidianità del caregiver familiare

Si stima che il caregiver familiare svolga fino a 7 ore al giorno di assistenza diretta e 11 ore di sorveglianza, per 8-10 anni, nel caso di persone anziane non autosufficienti, o per tutta la vita, nel caso di disabilità congenita, per esempio, di un figlio.

Quali sono i diritti dei caregiver familiari?

Congedi lavorativi, brevi e di lunga durata, esistono, così come le riduzioni dell’orario lavorativo, da full a part time. Ma bisogna controllare attentamente il proprio contratto di lavoro. Ecco, quindi, cosa c’è sapere:

  • La legge 104 del 1992 permette di ottenere permessi lavorativi retribuiti per assistere i propri familiari, per 3 giorni al mese. Questa agevolazione può anche essere frazionata in mezze giornate, oppure in ore;
  • La legge 388/2000 (art.80, comma 2) ha introdotto invece il congedo biennale, anche questo frazionabile: per usufruire di questo diritto, è necessario abitare allo stesso domicilio (ciò che in gergo si chiama co-residenza) della persona bisognosa di assistenza;
  • Nel 2004, CONFAPI, CGIL, CISL, UIL hanno firmato un accordo interconfederale che sancisce la possibilità di lavorare a distanza con il telelavoro: un’opportunità per le persone con disabilità, per chi incontra maggiori difficoltà nell’inserimento lavorativo o nel mantenimento dell’impiego, per via dei lunghi turni di assistenza;
  • Da tre anni a questa parte, è possibile ottenere una riduzione dell’orario in part time, come da decreto legislativo n. 81/2015, non solo per coniugi, figli e genitori, ma anche per assistere un convivente inabile che necessita di continua assistenza;
  • Infine, le ferie solidali: ai sensi dell’articolo 24 del d.lgs. n. 151/2015, i colleghi possono donare riposi e ferie non utilizzate ai loro colleghi bisognosi di assistere i figli minori che, per le particolari condizioni di salute, necessitano di cure costanti. Un gesto davvero nobile!

Indennità di accompagnamento: come funziona?

Il sistema nazionale prevede anche una misura di sostegno economico coperto dall’INPS e rivolta a tutti quei cittadini che sono colpiti, per definizione, da un’invalidità totale e permanente al 100%, non in grado di deambulare o compiere le attività di vita quotidiana senza l’aiuto di un “accompagnatore”: un iter che prevede una richiesta di valutazione da parte del medico curante dell’anziano, e che si trasforma in un certificato da inviare all’INPS locale.

Desideri un aiuto in più? Puoi farti seguire anche dal tuo patronato di fiducia.

 

Si ringrazia la Prof.ssa Alessandra Servidori per la preziosa collaborazione.

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